Voluntary. Le due grandi novità: i contanti nelle cassette di sicurezza e l’autotassazione.

Voluntary Bis. Chi intende aderire alla nuova versione di Voluntary può già presentare, in via telematica, l’istanza di accesso alla nuova procedura, utilizzando il vecchio modello approvato dall’Agenzia il 30 gennaio 2015.

E’ possibile aderire fino al 31 luglio 2017 a condizione che la domanda non sia già stata presentata in passato, anche per interposta persona. È, inoltre, possibile integrare l’istanza con documenti e informazioni fino al prossimo 30 settembre.

La nuova versione presenta però delle importanti novità rispetto alla precedente procedura, potendo ora, infatti, riguardare anche contanti o valori al portatore depositati nelle cassette di sicurezza.

Tuttavia, sono previste, al riguardo, norme rafforzate contro le ipotesi di reato, quali la presenza di un notaio per l’inventario e una doppia dichiarazione sulla provenienza non illecita del denaro.

Per quanto riguarda, invece, le sanzioni, queste seguono un meccanismo abbastanza complesso che varia a seconda delle tipologie finanziarie sanate. Il principio generale segue comunque la logica per la quale si pagano le imposte che si sarebbero dovute versare. Tale pagamento avviene seguendo il meccanismo di autotassazione, con sanzioni per chi versa meno o non paga il dovuto. Sarà possibile saldare in unica soluzione entro il 30 settembre 2017, oppure ripartire l’importo in tre rate mensili di pari importo. Sono previste per chi fa errori sanzioni pari al 3% o al 10% se si superano le soglie del 10% per gli errori formali e del 30% per gli altri. Chi, invece, erroneamente versa più di quanto dovuto potrà utilizzare l’eccedenza in rimborso o per compensazioni.

Il contante e i valori al portatore contenuti in cassette di sicurezza possono rientrare nella voluntary bis purché venga seguita una specifica procedura. Occorre, infatti che l’apertura della cassetta e l’inventario avvengano alla presenza di un notaio e il contribuente rilasci una dichiarazione in cui attesta che i valori non derivano da reati. Gli importi infine dovranno essere versati, con obbligo per i professionisti che assistono i contribuenti e per gli intermediari a segnalare gli importi ai fini della prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Per questo servirà una ulteriore dichiarazione sulle modalità di acquisizione dei contanti. Chi dichiara il falso rischia tra i 18 mesi e i 6 anni di carcere.

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Innovazione e occupazione. Un binomio che vince

Innovazione, questo è il tema o meglio il percorso individuato negli ultimi anni come unica via per permettere al nostro Paese di crescere e di produrre lavoro.

A rivelare questa tesi come corretta sono i dati relativi all’occupazione. Le imprese sono infatti disponibili ad assumere  nuove unità per dedicare risorse al comporto c.d. innovazione, con particolare attenzione al personale dedicato al dipartimento ricerca e sviluppo.

La particolare attenzione rivolta alla ormai definita Quarta Rivoluzione Industriale, Industria 4.0, con cui il Governo, tramite provvedimenti interministeriali, ha rinnovato agevolazioni e contributi in favore di quelle aziende che investono in innovazione, aumentando, in taluni casi, le misure del beneficio attualmente fruibile dall’impresa (Credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo).

I dati indicano che sono proprio le aziende ad alto contenuto tecnologico a contribuire maggiormente a creare valore e nuovi posti di lavoro.

Solo sul territorio di Milano sono 21mila le nuove unità assunte da imprese innovatrici, l’equivalente del 34% delle assunzioni complessive. La media regionale rimane del 30%, con Brescia che si conferma essere la seconda città su scala lombarda, non solo per il numero complessivo di Start Up Innovative inscritte nella sezione speciale del Registro Imprese ma anche grazie alle 3.700 assunzioni corrispondenti al 25% del totale. Bergamo e Varese le altre province con rispettivamente 3.440 e 2.630, seppur con una rilevanza maggiore per Varese rispetto al valore dei nuovi occupati.

Contrariamente a quanto diffuso nell’immaginario collettivo, il mondo dell’innovazione con particolare merito alle Start Up innovative creano valore non solo nel mondo del digitale e generano nuovi posti di lavoro, sicuramente riscritti nelle forme e nei modi.

In favore di queste iniziative dovranno essere concentrati gli intenti del Governo affinché vengano stanziate le risorse necessarie atte a permettere tanto alle nostre imprese quanto al territorio in cui risiedono ed  operano di competere su scala internazionale.

Questi presupposti rimangono fondamentali per poter attrarre capitali esteri e nuovi investimenti. L’impegno del Governo con Industria 4.0 è proprio finalizzato a cercare di sostenere le imprese che credono nello sviluppo, che investono in ricerca e sviluppo e che creano progetti ad elevato contenuto tecnologico, seppur non potrà trascurare la riduzione dell’IRES prevista per il 2017.

Uno stimolo significativo è giunto dall’Europa che ha fortemente voluto che anche l’Italia introducesse il c.d. Patent Box, ossia il regime di tassazione agevolata per i redditi prodotti attraverso l’utilizzo di beni immateriali. Introdotto in Italia con la L. n. 190/2015 (Legge di Stabilità), il Patent Box ha lo scopo di disincentivare politiche fiscali aggressivi tra Paesi Comunitari e incentivare il rimpatrio di asset e intangibles collocati in altri Paesi con fiscalità più favorevole.

L’Italia non è sicuramente tra i paesi maggiormente attenti alla tutela della proprietà intellettuale, sicuramente questa norma potrà essere giusto incoraggiamento per portare i nostri imprenditori a proteggere le proprie invenzioni, con particolare attenzione alle informazioni aziendali (Know How) che rappresenta il vero humus per l’innovazione che concorrono alla composizione del Made in Italy, per lo più di realtà con dimensione contenuta, artigianale e Piccola e Media Impresa italiana.

Davide Capra

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L’Opinione 5 ottobre 2016

http://opinione.it/web/2016/10/05/capra_web-05-10.aspx

Il Giornale 24 ottobre 2016

http://blog.ilgiornale.it/wallandstreet/2016/10/24/innovazione-e-lavoro-binomio-vincente/

Startup e Re-Start. Ecco il nuovo bando di Regione Lombardia

Startup e operatori del settore attivi nell’erogazione di servizi connessi alla finanza agevolata attendevano la pubblicazione della “linea Intraprendo”, strumento di Regione Lombardia finalizzato ad incentivare e favorire la nascita di nuove imprese, privilegiando i progetti innovativi e ad alto contenuto tecnologico, pubblicazione giunta solo lo scorso 11 luglio.

Particolare attenzione è dedicata alle iniziative intraprese da giovani, ossia under 35, nonché dai più “maturi”, ovvero la classe over 50 che, usciti dal mondo del lavoro, necessitano di nuovo inserimento, incentivando di fatto l’autoimpiego.

I beneficiari sono identificabili in MPMI iscritte nel Registro Imprese ed attive da non più di 24 mesi ed in aspiranti imprenditori che provvedano entro i 90 giorni dall’accettazione della domanda (decreto di concessione del contributo) ad iscrivere l’attività nel Registro Imprese.

Tale misura prevede un finanziamento minimo di 25.000 euro ed un massimo di 65.000 euro, per investimenti in progetti che abbiano una durata non inferiore ai 18 mesi. Nello specifico è prevista una quota a fondo perduto pari al 10% dell’investimento totale, nel limite di 6.500 euro, concessa direttamente da Regione Lombardia. Finlombarda Spa si occuperà, invece, dell’erogazione della linea finanziaria a tasso zero, per l’importo complessivo par il 90% dell’importo complessivo, sempre nei limiti sopra indicati (max 58.500), con rimborso tra 3 e i 7 anni di cui massimo 18 mesi di pre-ammortamento.

Sono ritenute ammissibili tutte le spese finalizzate all’avio dell’attività, purché di importo unitario minimo pari ad euro 41.700. Vi rientrano tutti i costi inerenti la costituzione e i servizi di consulenza, il personale, i beni immateriali, i beni strumentali sia nuovi che usati, in acquisto o in locazione, l’affitto dei locali, le spese generali forfettarie, le scorte.

Le domande saranno valutate seguendo l’ordine di presentazione delle stesse; le richieste potranno essere inviate a far data del giorno 15 settembre 2016 ed il termine è fissato entro il 31 dicembre 2020.

Considerando il ritardo nella pubblicazione della linea Intraprendo, attesa già a fine 2015, operatori e startupper si aspettavano una misura dai contenuti assai più promettenti, proprio per l’attenzione che Regione Lombardia pone sui temi di autoimprenditorialità e startup.

La Lombardia rimane a tutti gli effetti la regione più favorevole per avviare una stratup per la cospicua presenza di startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro Imprese, pari a quasi un quarto della totalità del dato a livello nazionale. Inoltre, più del 40% delle startup sono state finanziate nello scorso anno, complice la massiccia presenza di investitori istituzionali, prevalentemente concentrati nella città di Milano.

La presenza significativa di incubatori ed acceleratori sono sicuramente di supporto ai “nuovi imprenditori innovativi” che possono contare sul contributo di parchi tecnologici (il 13% di quelli esistenti in Italia sono in Lombardia).

Proprio questi dati hanno portato gli addetti ai lavori a riporre molte aspettative in una misura che si poteva attendere fosse di più ampio respiro, alla quale ora, si spera, segua una linea interamente nuova e esclusivamente dedicata alle imprese ad alto contenuto tecnologico ed innovativo, alla luce dei dati occupazionali che indicano le startup, soprattutto quelle innovative, come gli attuali e futuri “creatori” di nuovo lavoro.

Davide Capra

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Padoan: “Esenzione fiscale su rendimenti”

Padoan, il titolare del MEF dichiara di essere al varo del governo nelle prossime settimane un decreto legge volto a favorire la crescita e competitività delle piccole e medie imprese. Il provvedimento verterà sostanzialmente nell’incentivare gli investimenti a lungo termine nella PMI.

Il tentativo è proprio quello di coinvolgere il risparmio privato indirizzandolo in favore delle PMI che hanno notevole bisogno di nuovo capitale per poter investire in ricerca e sviluppo.

Stando alle dichiarazioni del ministro, un’analisi condotta dal MEF ha portato alla luce che ammonterebbe a circa 10 miliardi per ogni anno il risparmio provato che le imprese potranno intercettare proprio grazie a questo provvedimento.

Il contenuto più rilevante di questo decreto legge è proprio l’esenzione fiscale sull’investimento che il privato sostiene attraverso strumenti di risparmio a lungo termine aventi come finalità il finanziamento all’economia reale.

A tutti gli effetti questo provvedimento si dimostra perfettamente in linea alle agevolazioni riservate a startup e pmi innovative, rinnovate a febbraio anche per il 2016 con l’introduzione di alcune novità  (https://www.studiomazzocchi.biz/startup-pmi-anche-nel-2016-confermati-incentivi-sgravi-le-principali-novita/)

In conclusione, gli imprenditori devono culturalmente crescere e credere maggiormente nell’equity, abituandosi non solo ad “aprire il proprio capitale” ma a rivolgersi al privato per acquistare debito.

Davide Capra

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Il know-how cerca la chiave del patent box

Il know-how cerca la chiave del patent box

di Furio Ghezzi e Stefano Mazzocchi

11 aprile 2016 – Il Sole 24 Ore

La scelta di inserire il know­how nella legislazione sul patent box non è pienamente condivisa dall’Ocse, sebbene motivata dalla tutela del made in Italy. Quindi né know­how né il marchio sembrano destinati a rimanervi illimitatamente. Infatti, l’Ocse ha già dato indicazione che il know­how inserito nel patent box sia certificato da un’agenzia governativa e non dall’amministrazione fiscale. Pertanto, l’identificazione del know­how tutelabile sarà più problematica rispetto ad altri beni immateriali, e occorrerà considerare svariati elementi dell’organizzazione aziendale, quali ad esempio la contrattualistica, la gestione del segreto e la segregazione delle informazioni.

In Europa, è riconosciuto e definito nei regolamenti 240/96 e 772/04: il know­how consiste in una serie di informazioni che non possono prescindere da due requisiti: essere «sostanziali» e «tecniche». Il know­how deve consistere, quindi, in informazioni riguardanti almeno una parte rilevante di:

un procedimento produttivo di un prodotto o di un servizio;

uno sviluppo sempre di un prodotto o di un servizio.

Le informazioni devono essere utili e non banali, e, quindi, idonee a conferire a chi ne sia in possesso o a chi le acquista «ragionevoli prospettive di miglioramento» sul mercato.

Il know­how deve, poi, essere segreto, cioè non generalmente noto e, comunque, non facilmente accessibile. In particolare, ogni singola componente dell’insieme di informazioni considerato deve essere sconosciuta o non ottenibile presso terzi.

Il know­how va identificato o descritto o fissato su un supporto fisico, in modo da poterne, in qualunque momento, verificare i previsti requisiti della segretezza e della sostanzialità.

Nell’ordinamento italiano, la definizione così formulata, si arricchisce di due nuovi elementi, per effetto dell’opera compiuta dalla giurisprudenza, soprattutto di legittimità (Cassazione, sentenza 659/92):

il know­how costituisce un bene economico meritevole di tutela, anche quando consta di conoscenze (invenzioni) brevettabili, ma che il titolare non intende brevettare;

inoltre, la Corte estende il concetto di know­how alle regole di condotta, frutto di studi ed esperienze di gestione, attinenti al settore organizzativo imprenditoriale.

Devono, pertanto, essere conoscenze «nuove» e «segrete», con concreti vantaggi di ordine tecnologico o competitivo sia sul piano della produzione sia dei servizi annessi. La circolare 11/E del 7 aprile al punto 4.1.5 rimarca l’importanza del segreto ai fini della concessione dell’opzione patent box per il know­how: a tale scopo sarà necessario provarne l’effettiva tutela illustrando concretamente come ciò avviene, anche attraverso autocertificazioni e apposite dichiarazioni. La segretezza della conoscenza è intesa nel senso che:

non sia nell’insieme generalmente nota o facilmente accessibile agli esperti e agli operatori del settore; abbia valore economico in quanto riservata;

sia sottoposta a misure effettive e adeguate a mantenerla tale.

Non è necessario, quindi, che ogni singola informazione sia confidenziale, ma è rilevante che, complessivamente, il sapere risulti da una elaborazione esclusiva del soggetto che lo detiene: il know­how deve acquistare un valore economico aggiuntivo rispetto ai singoli elementi che ne fanno parte.

A corredo bisogna considerare il requisito di sostanzialità (inteso come utilità delle informazioni per la produzione industriale) nonché avere delle stesse informazioni una esauriente descrizione analitica.

Il know­how risulta, quindi, avere dei confini ben delineati, anche se la sua tutela non si presenta semplice proprio perché necessitano preliminarmente il suo riconoscimento e interpretazione, con particolare riguardo alla disciplina del codice di proprietà industriale (Dlgs 30/2005, articoli 98 e 99).

La formulazione adottata dal legislatore offre il vantaggio che un’eventuale violazione del know­how comporta la lesione di un diritto specificamente individuato, diverso dalla generica lesione della concorrenza (articolo 2598 del Codice civile), anche se il know­how appartiene al concetto dei pregi industriali. Pregi non necessariamente legati ai concetti di novità ed originalità, il che apre anche ai concetti di abilità ed efficacia, che appartengono al mondo del “saper fare”.

Stefano Mazzocchi

fonte Il Sole 24 Ore

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2016-04-11/il-know-how-cerca-chiave-patent-box–094035.shtml?uuid=ACoeq74C

Patent Box: ruling entro 150gg

Patent Box, giunta ieri la notizia mediante un comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate che con il provvedimento n.2016/43572 determina una proroga temporanea di 30 giorni per l’integrazione della documentazione per tutti quei  contribuenti che hanno presentato istanza a far data dalla pubblicazione del provvedimento del 1° dicembre 2015 con limite a quelle inviate alle Entrate entro il 31 marzo 2016.

Introdotto con la Legge 23 dicembre 2014 n.190 – Legge di Stabilità 2015, e successive modifiche, è stato istituito in Italia un regime di tassazione agevolata per tutti i redditi di impresa derivanti dall’utilizzo di software, brevetti, marchi, disegni e modelli, know how e quanto giuridicamente tutelabile relativamente a processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale al mero scopo di incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo.

Il Ministero dello sviluppo Economico di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha emanato il 30 luglio 2015 il Decreto Ministeriale contenente le disposizioni attuative, a seguito del quale anche le Entrate hanno emanato il provvedimento contenente apposite disposizioni in merito a modalità e termini della procedura.

Quindi, gli aventi diritto a questo beneficio già per l’esercizio 2015 a far data dal 1° dicembre 2015 potevano esercitare l’opzione che, solo per quell’esercizio non era vincolante. L’impresa avrebbe dovuto inviare entro il 31 dicembre 2015 l’istanza indicando la tipologia di bene immateriale utilizzato dall’azienda per comporre il reddito da “agevolare” e se l’utilizzo dello stesso fosse diretto o indiretto.

Entro i 120 giorni successivi detto termine il contribuente avrebbe dovuto integrare con la documentazione richiesta presentando un ruling presso Agenzia delle Entrate. Per tutte le istanze presentate entro il 31 marzo 2016 i giorni concessi per poter integrare la domanda con la documentazione necessaria sono quindi 150.

In effetti, questo rinvio non  stupisce gli operatori del settore che attendono anche la circolare completa di tutti i chiarimenti in merito ai contenuti del ruling con particolare attenzione alla nexus ratio, con una semplificazione dei criteri di calcolo e dei costi di ricerca, considerati per competenza e non per cassa, oltre alla determinazione di una circoscrizione oggettiva di know how; proprio per la necessità di queste indicazioni che dovrebbe pervenire tra fine marzo e inizio aprile, stando alla recente comunicazione di AE, è stata predisposta questa proroga temporanea.

Più tempo quindi per esporre all’amministrazione finanziaria le ragioni che determinano ed individuano requisiti e reddito agevolabile, per le oltre 4.500 istanze già presentate per un provvedimento che ha tutta l’aria di suscitare oltre ad un grande interesse un potenziale vero successo essendo una forma di vero e proprio regime di “defiscalizzazione” del reddito, anche se parziale.

Davide Capra

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Patent Box, attendendo i chiarimenti oltre 4500 domande inviate.

Patent Box. Introdotto con la Legge di Stabilità 2015 e con relativo Decreto Ministeriale del 30 luglio 2015, si identifica in Patent Box il regime di tassazione agevolata prevista per tutti i redditi di impresa derivanti dall’utilizzo di beni giuridicamente tutelabili, quali brevetti, marchi, software, disegni e modelli, IP e know How, a condizione che l’azienda beneficiari eserciti attività di ricerca e sviluppo (R&S).

Il beneficio consiste in una deduzione fiscale pari al 30% per l’esercizio 2015, 40% per l’esercizio 2016 e pari al 50% per gli esercizi successivi per complessivi cinque esercizi.

L’adesione a questo regime di tassazione agevolata per i redditi derivanti da opere di ingegno, va comunicata per l’esercizio 2015 e 2016 direttamente all’Agenzia dell’Entrate, Ufficio Accordi Preventivi e Controversie Internazionali, presso la Direzione Regionale di Milano o di Roma, inviando prima per tramite telematico l’opzione di adesione e istanza mezzo raccomandata A./R. o consegnata a mano entro il 31.12 dell’esercizio in cui si intende esercitare l’opzione. Entro 120 giorni il contribuente che ha aderito al regime agevolato dovrà presentare sempre mezzo raccomandata una relazione nella qua si andrà a specificare i beni intangibili che hanno contribuito alla composizione del reddito di imprese e determinare la quota agevolabile, fornendo tutte eventuali memorie integrative circa l’utilizzo del bene, l’eventuale complementarietà tra beni diversi, ecc.

Le domande complessivamente presentate entro l’esercizio 2015 sono state oltre 4.500, per lo più riguardanti piccole e medie imprese, con fatturato complessivo compreso tra i 10 milioni e i 50 milioni di euro, contrariamente a quanto avvenuto negli altri Paesi in cui detto regime è stato per lo più sfruttato dalle grandi aziende.

La regione con la maggior concentrazione di domande ricevute è la Lombardia, capofila con le sue 1.349 istanze, seguita da Veneto con 706, Emilia Romagna con 636 e dalle altre regioni.

Le istanze ricevute da AE interessavano prevalentemente tutte le tipologie dei beni immateriali, nella seguente misura:

  • Marchi 36%
  • Know How 22%
  • Brevetti per il 18%
  • Disegni e Modelli 14%
  • Software 10%

Considerando la quota agevolabile prevista per il primo anno più contenuta rispetto a quelle decorrenti dal 2016, possiamo presumere che introdurre detto regime sia stata un’azione corretta e un primo passo importante per la defiscalizzazione del reddito di impresa, che di fatto interessa sia IRES che IRAP.

L’opzione esercita nell’esercizio 2015 non era vincolante pertanto andrà verificato quante tra le aziende che hanno aderito daranno seguito al ruling inviando le descrizioni del caso entro il 30 aprile.

È auspicabile che detto regime permanga oltre i 5 anni per i quali è prevista l’agevolazione, esattamente per le medesime ragioni per le quali il Patent Box è stato introdotto ed adottato anche in Italia, proprio secondo le disposizioni OCSE e Commissione Europea, al fine di evitare la concorrenza aggressiva in ambito fiscale di altri Paesi che, di fatto, riuscivano a garantire una tassazione più favorevole per quei redditi riconducibili all’impiego ed utilizzo degli Intangeble, citando i più noti, Inghilterra, Olanda, Irlanda.

Ad onor del vero va sottolineato come l’OCSE e la Commissione Europea vogliano arginare totalmente questo fenomeno, e a tal fine hanno introdotto nuove disposizioni che impongono a Paesi come l’Inghilterra di poter “agevolare” i redditi derivanti dagli Intangeble per le sole imprese che hanno svolto l’attività di R&S in quel Paese.

Nel frattempo operatori del settore attendono i chiarimenti da parte di Agenzia delle Entrate che con una circolare dovrà specificare quali saranno le modalità operative e, soprattutto, i parametri valutativi nell’esaminare le varie richieste e quali termini verranno adottati per l’identificazione del reddito agevolabile nonché dell’Intangeble.

Davide Capra

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Startupper e professionisti, due mondi a confronto. Non sarà una costituzione senza notaio a rendere la strada di una startup meno tortuosa.

Startupper è, nell’immaginario collettivo, colui il quale “crea, inventa o semplicemente sviluppa” un’idea vincente. Ebbene, affinché questa possa diventare tale vi sono alcuni passi da compiere che, purtroppo, poco hanno a che vedere con la decisione arbitrale di costituire la società tramite un pubblico ufficiale, il notaio, o in modo totalmente autonomo da parte dei soci direttamente, facoltà permessa grazie alla firma del Decreto da parte del Ministro Guidi. Al di là del buon intento del Governo, che ben ha fatto a “sburocratizzare” una pratica ormai resa snellissima da tutti gli altri Paesi dell’Eurozona, e non solo, credo sia decisivo e fondamentale un supporto professionale, promosso da consulenti estremamente competenti che possano orientare i soci nella giusta direzione, dalla scelta del soggetto giuridico meglio confacente per il conseguimento dello scopo sociale come per tutte le delicate questioni statutarie che sarebbe opportuno definire prima della costituzione.

Nella fase di setup, gioca ruolo rilevante l’attenta analisi della pianificazione economico-finanziaria.  Infatti, riuscire a tradurre la propria idea in termini micro e macro – economici e formulare un business plan permetterà ai promotori dell’iniziativa di misurare il proprio business.

Sono davvero molti gli aspetti di cui un socio deve necessariamente tener conto nella fase di costituzione della propria startup, dalla gestione del rapporto con i soci, allo sciogliere i vincoli previsti degli statuti, alla sottoscrizione di patti parasociali o, meglio e più attuali, l’inserimento di quelle clausole utili alla emissione di strumenti finanziari di partecipazione, prevista per le startup innovative, proprio al fine di determinare quali risorse sono ad oggi nelle disponibilità dei soci e quale forma intenderanno utilizzare per reperirne di nuove.

Il supporto di un professionista sarà dunque determinante per la nascita e per la buona riuscita dell’idea imprenditoriale; rilevante sarà, dunque, la scelta del professionista a cui “affidare” la propria idea ed il futuro della propria startup e con il quale delineare glia spetti fondanti del proprio business: prodotto/servizio, mercato/competitor, target/ricavi.

Il Decreto, che permette al fondatore di una startup innovativa di costituire la propria società senza doversi necessariamente rivolgere ad un notaio, non credo “danneggi” il mondo delle professioni o rappresenti un pericolo per entrambe le categorie, imprenditori compresi, anzi potrebbe nascondere una grande opportunità: dare davvero valore al contributo del professionista, senza “obblighi morali o di legge”.

Inoltre, il MISE circoscrive con questo Decreto la costituzione con autocertificazione del socio alle sole startup innovative il cui riconoscimento non è facile da ottenere, seppure con differenziazioni Regionali e Provinciali in termini di procedure camerali ed interpretazione, rendendo così a tutti gli effetti il ruolo del professionista determinante quale valore aggiunto non trascurabile.

Lo stesso startupper sentirà il bisogno di avvalersi di un professionista non più perché obbligato in termini normativi ai fini della costituzione per l’esigenza di vere quel confronto in grado di risolvere i conflitti e i dubbi spesso mossi da lacune o limitate competenze.

Alla luce di queste considerazioni credo che il ruolo del professionista ne esca valorizzato ed al tempo stesso il socio fondatore abbia la possibilità di riflettere se i mezzi e le competenze a sua disposizione sono sufficienti per il raggiungimento dello scopo e, in difetto, a rivolgersi a professionisti che vedranno mutare il proprio ruolo, avvicinandosi alle nuove iniziative imprenditoriali non come meri consulenti ma come partner dello startupper, senza escludere che per effetto aumenteranno le operazioni di “work for equity” proprio grazie a questo rivisitato rapporto tra professionista e cliente.

Davide Capra

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Startup e PMI anche nel 2016 confermati incentivi e sgravi, ecco le principali novità.

Startup innovative e PMI, introdotte dal Legislatore rispettivamente con il Decreto Crescita 2.0 D.L. 179/2012 ed Ivestiment Compact D.L. 24 gennaio 2015, potranno godere anche per il 2016 di diversi incentivi grazie alla firma da parte dei Ministri Padoan (MEF) e Guidi (MISE) unitamente al chiarimento di Consob, con l’approvazione del nuovo regolamento in materia di Equity Crowdfunding, la possibilità di costituire la propria startup innovativa mediante un clic, ossia con modalità online senza doversi recare da notaio e per le PMI innovative l’acceso facilitato al Fondo di Garanzia.

Sempre a firma dei titolari dei Ministeri Economia e Finanze e Sviluppo Economico, vi sono le agevolazioni per chi investe in startup innovative: per le persone fisiche detrazione pari al 19% (25% per i progetti a vocazione sociale o energia hi-tech) del conferimento complessivo, sino all’importo di 500mila euro, mentre per i soggetti giuridici deducibilità sino al 20% (27% per progetti a vocazione sociale o energia hi-tech)  del conferimento con soglia sino a 1,8milioni di euro.

La Commissione Europea ha rinnovato le agevolazioni nell’ambito degli aiuti di Stato approvate anche per il 2016, prima era solo relativa agli investimenti sostenuti nel corso del periodo di imposta 2015.

Modifica sostanziale anche in merito agli sgravi fiscali per gli investimenti in startup innovative, oggi sino a  15 milioni con l’introduzione dell’obbligo di mantenere il proprio investimento per almeno tre anni, allineando così anche l’Italia alle direttive europee in materia di capitale di rischio, pena la decadenza delle agevolazioni.

Oltre alla costituzione della startup innovativa senza ricorrere al notaio, ossia compilando un’autocertificazione a firma digitale da parte di ciascun socio e compilando online atto costitutivo e statuto, Decreto già firmato dal Ministro Guidi, attendiamo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del modulo standard che dovrà essere adottato dal socio. (https://www.studiomazzocchi.biz/la-tua-startup-a-portata-di-clic-il-ministro-guidi-firma-il-decreto-cosi-potrai-costituire-la-tua-startup-innovativa-senza-ricorrere-al-notaio/)

A doppia firma dei Ministri del MEF e del MISE è il provvedimento che facilita l’accesso da parte delle PMI Innovative al Fondo di Garanzia, per quelle aziende che rientrano nella fascia 1 e 2, escluse quindi da questo provvedimento le PMI Innovative che sono iscritte alla fascia 3. Il Decreto prevede, infatti, che l’azienda possa accedere “direttamente” al Fondo di Garanzia senza che il gestore dello stesso effettui alcuna valutazione in materia di merito creditizio, che sarà di competenza dell’istituto di credito.

A completare questo pacchetto di novità in favore di startup e PMI innovative vi è la pubblicazione da parte di Consob del nuovo Regolamento volto ad agevolare la raccolta online di capitale di rischio, in materia di Equity Crowdfunding: le verifiche circa l’appropriatezza ed adeguatezza dell’investimento rispetto all’effettiva propensione al rischio da parte dell’investitore spetteranno dunque al gestore della piattaforma, posto che questi ne abbia i requisiti necessari, supplendo, di fatto, le banche nel ruolo che sinora le vedeva protagoniste insieme alle sim. Consob ha introdotto, inoltre, due categorie di investitori: gli investitori professionali su richiesta e gli investitori a supporto dell’innovazione. (https://www.studiomazzocchi.biz/crowdfunding-cambiamenti-in-vista-la-consob-rende-nota-la-nuova-bozza-di-regolamento/)

Con queste novità il Governo, così come con l’introduzione del regime di “defiscalizzazione” previsto tramite Patent Box dei redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali (IP), intende sostenere le attività che innovano ed incentivare la nascita di nuovi progetti imprenditoriali e quindi agevolare la crescita.

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